Mentre la Corte di Cassazione a sezioni unite spara un altro decalogo sui principi regolatori della responsabilità medica – per come fissati nelle due leggi quadro meglio note come “legge Balduzzi” e “legge Gelli-Bianco”, come dicono dei miei amici (autori di alto livello), con una sapiente opera i “marketing giudiziario”, il sistema dimostra ogni giorno falle sempre più ampie.
L’enorme contenzioso di attacco (cause di malpractice) e contrattacco (rivalse interne e garanzie assicurative) denuncia ancora una volta i limiti di un sistema affetto da burocratizzazione cronica e mala gestione amministrativa. Il che, tradotto in soldoni, vale a dire: fare una causa ad una struttura pubblica implica andare a cozzare con una serie di appalti, convenzioni, concessioni e via dicendo che intralciano la via alla vittima ed ingolfano la giustizia.
In secondo luogo le risorse, sotto la pessima guida delle governance regionali, non ci sono per le cure, figuriamoci per i risarcimenti.
Ci sono le assicurazioni si dirà, che sono state addirittura taggate di responsabilità indennitaria diretta con la introduzione della azione – per l’appunto – diretta della vittima. Ma ahimè, a distanza da quasi tre anni dalla istituzione del precetto, mancano i “decreti attuativi” per la regolamentazione dei massimali assicurativi e quindi punto e accapo.
E nel processo continua il gioco a nascondino assicurato / assicuratore.






